A Casa “Sebastiano” si insegna la Pet Therapy: partono a ottobre i corsi di formazione.

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Bambini, adolescenti o anziani, il contatto con un animale fa bene e fa stare meglio, anche le persone affette da disagio o disabilità fisiche e psichiche.
È quanto emerso da anni di studi e ricerche sul campo, tanto che ora il Ministero della Salute riconosce la valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa della Pet Therapy.
Per essere più precisi si parla di Interventi Assistiti con gli Animali, che oggi trovano ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali case di riposo, ospedali, centri socio-educativi e riabilitativi, comunità, carceri, scuole e ludoteche. La terapia si affianca alle cure tradizionali, integrandosi con le normali attività terapeutiche e facilitando l’approccio delle figure medico-sanitarie e riabilitative, soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostri collaborazione spontanea.
Dal 2018 anche la Provincia Autonoma di Trento ha recepito le Linee Guida Nazionali e quindi sono state formalmente riconosciute le figure professionali necessarie agli Interventi Assistiti con gli Animali: Coadiutore dell’animale e Referente di Intervento nella Pet Therapy.

Partiranno a ottobre i corsi di formazione per queste figure professionali proposti dall’Associazione Vita da Cani, ente che vanta un’esperienza ventennale nel settore, accreditato e riconosciuto dalla provincia Autonoma di Trento e dal Ministero della Salute. I corsi si svolgeranno presso Casa “Sebastiano” a Coredo, per tutte le informazioni telefonare al numero 349-7782648 o scrivere a formazione@vitadacaniasd.com. Sul sito www.vitadacaniasd.com è possibile scaricare il programma ed il calendario dei corsi.

Casa “Sebastiano” è il centro specialistico per l’autismo a Coredo (TN), ospita ora una dozzina di ragazze e ragazzi e sta completando la procedura di autorizzazione della Provincia Autonoma di Trento per l’erogazione delle Terapie Assistite con gli Animali. «Lavoriamo per tenerci sempre aggiornati, anzi direi all’avanguardia, per recepire il meglio che la scienza offre. Naturalmente solo pratiche evidence based in collaborazione con partner accreditati e le istituzioni, che sono al nostro fianco» sottolinea Giovanni Coletti, presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo che ha costruito il centro.

Come pubblicato dal Ministero della Salute (www.salute.gov.it) la Pet Therapy può rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o anziani, ma anche per chi soffre di alcune forme di disabilità e di ritardo mentale e per pazienti psichiatrici. Anche ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio dalla vicinanza di un animale: studi scientifici dimostrano che accarezzare un animale, oltre ad aumentare la coscienza della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.
L’intervento con gli animali è mirato a favorire il raggiungimento di funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive: stimolare l’attenzione, stabilire un contatto visivo e tattile e un’interazione sia dal punto di vista comunicativo che emozionale, favorire il rilassamento e controllare ansia ed eccitazione, esercitare la manualità anche per chi ha limitate capacità di movimento, favorire la mobilitazione degli arti superiori (ad esempio accarezzando o spazzolando l’animale) o di quelli inferiori attraverso la deambulazione con conduzione dell’animale (la cui presenza rende gli esercizi riabilitativi meno noiosi e più stimolanti).

Cani, gatti, conigli, cavalli e asini, addestrati e sapientemente guidati, diventano “partner di relazione”, interlocutori e facilitatori in specifiche attività di relazione, che variano a seconda degli obiettivi che il medico curante o la figura di riferimento hanno predisposto per il proprio paziente: gli effetti possono essere calmanti, stimolanti, decentranti o capaci di aumentare l’autostima, possono coadiuvare l’acquisizione di competenze o aiutare le persone nelle attività di auto-narrazione, migliorare la socializzazione o la cura di sé e dell’altro, migliorare la mobilità.

Pet Therapy significa letteralmente “Terapia dell’animale da affezione” e nasce da un evento casuale. Negli anni ‘60, lo psichiatra americano Boris Levinson, che era solito portare nello studio medico il proprio cane Jingles, notò un fatto straordinario: un suo piccolo paziente autistico, da molto tempo in cura da lui senza progressi, incontrò per caso l’animale, questi si avvicinò e cominciò a leccarlo. Il piccolo non mostrò paura, ma anzi lo accarezzò dolcemente. Alla fine di quell’incontro il bambino manifestò uno dei pochi desideri espressi fino a quel momento nella sua vita: tornare nello studio dello psichiatra per poter giocare di nuovo con il cane. Nell’articolo “The dog as co-therapist” Levinson utilizzò poi per la prima volta l’espressione “pet therapy” e raccontò come il bambino continuò nel tempo a giocare con Jingles e questo gli permise di inserirsi nel gioco, creando così un rapporto col suo piccolo paziente. La presenza di un animale permetteva al bambino di esprimere le proprie difficoltà in modo indiretto, senza essere intimorito dal rapporto diretto con lo psichiatra.

Un approccio terapeutico vero e proprio, quindi, ma che necessita di formazione e professionalità che saranno sempre maggiormente richieste.

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