A proposito delle parole “a sproposito” di Beppe Grillo

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A proposito delle parole “a sproposito” del comico nazional popolare Beppe Grillo, abbiamo aspettato qualche ora, per avere il tempo di sedimentare e riflettere, cosa assai poco di moda ai nostri giorni. Ai tempi della condivisione immediata, della diretta h24 delle vite – poco private – altrui e delle onnipresenti scadenti beghe mediatiche, abbiamo dato modo allo sgomento provato di scemare per far posto alla ragione, assente ingiustificata nel ben noto accaduto. 
Per tutta la giornata di lunedì #autismo è stato trend topic dei social network e argomento dibattuto in tutte le redazioni giornalistiche. La conseguenza diretta è stata un’ondata di rabbia, legittima, delle famiglie e delle stesse persone Asperger, ancora una volta stigmatizzate e prese a pretesto da pregiudizi e falsi luoghi comuni. 
I motivi per essere arrabbiati ci sono, e sono molti. La colpevole ignoranza che trapela dal discorso in merito all’autismo e alla Sindrome di Asperger è già di per sé madornale e imperdonabile da uno che ha professato onestà intellettuale per sé e per il movimento politico che fino poco tempo fa ha rappresentato, ma ne esce ancorché amplificata per lo spregevole uso che il comico ha fatto delle sue parole: allo scopo di denigrare, sminuire, dileggiare gli avversari politici o le altrui diverse visioni chiama in causa la disabilità, anzi le persone con una disabilità specifica, che nel suo discorso sono assurte a termine di paragone dispregiativo e pretesto per schernire e sbeffeggiare. 

Cosa ci sia di comico sfugge alle persone, e sono tantissime, che hanno a che fare con l’autismo. E le risate del pubblico a cornice di queste esternazioni fanno male.  

Cosa ci sia di trascinante o stimolante in un contesto politico, scopo per il quale è presumibile sia stata messa in piedi la kermesse, sfugge alle persone con un minimo di educazione e senso civico.

Non ci sfuggono invece le conseguenze. Ancora una volta viene proposto un modello in cui il disabile, il diverso, lo psicopatico è oggetto di scherno e di disprezzo, la metafora buona per sfottere. Con l’aggravante che lo si è fatto apertamente, in un contesto pubblico riprodotto dai media e dai social network, in una riunione di un movimento politico che governa il Paese. Come fosse normale e accettabile.

Quanto questa normalità apra le porte alla discriminazione, al bullismo, all’emarginazione, lo sappiamo già: lo sanno migliaia di famiglie in Italia che combattono ogni giorno l’ignoranza affinché i propri figli o parenti non siano discriminati o maltrattati.

Ma sappiamo anche, che questo non fa audience.

Passato lo sgomento, più che la rabbia ci resta la tristezza ed il dispiacere di vedere che ancora l’ignoranza e la meschinità la fanno da padrone, anche da parte di chi decide le sorti di una nazione.

Il Presidente
Cav. Ufficiale al Merito della Repubblica
Giovanni Coletti

 

Questo lo stralcio dal discorso di Beppe Grillo alla kermesse del Movimento 5 Stelle di domenica al Circo Massimo a Roma:
«Chi siamo? Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autistici, l’autismo è la malattia del secolo. L’autismo non lo riconosci, per esempio è la sindrome di Aspenghen [sic]. C’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. È quella sindrome di quelli che parlano in un modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano un ca… con quello che stanno dicendo, hanno quel tono sempre uguale. C’è pieno di psicopatici…».